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Resine e gomme, raccolte dalle api sulle gemme apicali e sui tronchi di alcune piante, ma anche su alcune scorze, e ferite vegetali già incerottate o in via di esserlo dalle stesse piante e successivamente lavorata da alcune api con enzimi di particolari ghiandole e cera.

Propolis

Una sinergia unica in natura tra flora e fauna.
Nella sua complessa origine risiede la ricchezza dei suoi contenuti. In natura non esiste una sola varietà di propoli perché la sua composizione varia per diversi fattori, primo tra tutti la flora, poi l'habitat e la stagione. Le api utilizzano per la raccolta molte varietà di piante e sarebbe impossibile catalogarle tutte, per citare le più comuni europee: betulla, pioppo, pino, abete rosso, ontano, olmo, frassino,castagno, quercia, salice, ippocastano, prugno, ecc..

Nel perfetto mondo organizzato dell'alveare, la raccolta e gestione della propoli è affidata alle api bottinatrici anziane "le più esperte" che individuano e successivamente prelevano la resina nelle ore più calde (dalle 10 alle 16 nel periodo estivo) della giornata quando è più morbida e facile da lavorare con le mandibole, ergendosi successivamente a testa alta, per dare maggiore forza in questa postura, si posiziona all'indietro con il corpo, sino a quando la parte di resina vegetale allungandosi si trasforma in filamento e si stacca dalla massa principale. Per completare la "produzione" di propoli e per renderla facilmente utilizzabile per l'impiego nell'alveare, l'ape la arricchisce con degli enzimi e la impasta con della cera.

All'interno dell'alveare la propoli riveste due importanti funzioni: è un materiale "multiuso" ed un potente antibatterico. Si può definire materiale multiuso in quanto le api lo utilizzano come materiale da costruzione per saldare I telai nell'arnia, sigillare, isolare, tappare o ridurre buchi del nido, grazie alla sua natura e consistenza.

Propolis

La funzione antibatterica è molto interessante anche per l'uomo e, molto probabilmente, proprio osservando le api abbiamo cominciato a studiare questa fantastica resina. Nel cuore dell'alveare sono poste le cellette dove l'ape regina depositerà le preziose uova; proprio queste zone e soprattutto le cellette, vengono sterilizzate e rivestite di propoli per evitare il proliferare dei batteri. In un articolo pubblicato su Scientific American, il Dott. Morse, ci parla del perfetto mantenimento dello stato eubiotico dell'alveare nonostante I 35°C e l'alta densità abitativa (2 api ogni 3 centimetri quadrati) grazie alla propolis.

Un uso antibatterico ancora più interessante ci viene illustrato da una situazione abbastanza ricorrente in natura: l'intrusione di un predatore all'interno dell'alveare. Può capitare che un topo o una farfalla sfinge o anche un piccolo rettile, penetrino all'interno dell'alveare per saccheggiare, le api dopo averlo punto mortalmente per difendere la colonia, si trovano ad avere un grosso problema: come trasportare fuori il cadavere pesantissimo del predatore prima che questo sviluppi marcendo batteri pericolosi? Semplice: non lo spostano affatto, lo propolizzano completamente mummificandolo ed evitando così il proliferare dei batteri.

   
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